MICHELANGELO ANTONIONI
(Ferrara, 1912 – Roma, 2007)

Michelangelo
Antonioni: biografia
Michelangelo
Antonioni nasce a Ferrara il 29 settembre 1912.
Nel 1935 si laurea
in Economia e Commercio presso l’università di Bologna.
Ad avvicinarlo al
mondo dello spettacolo è un gruppo di amici, coi quali crea una compagnia
studentesca che mette in scena alcuni suoi testi, Pirandello, Ibsen, Cechov;
intanto diviene titolare della rubrica cinematografica del quotidiano di
Ferrara, “Corriere Padano”, e inizia a girare un cortometraggio sulla pazzia al
manicomio di Ferrara, ma gestire i pazienti è difficile e il lavoro non viene
terminato.
Nel 1940 si
trasferisce a Roma, dove diventa il redattore della rivista “Cinema”, ma ci
resta per poco per divergenze politiche col segretario del direttore Vittorio
Mussolini, secondogenito del Duce; s’iscrive al Centro sperimentale di
Cinematografia, ma frequenta solo un semestre perché viene chiamato alle armi.
Durante il servizio militare partecipa alla stesura di Un pilota ritorna di Roberto Rossellini, e nel ’42 ottiene un
contratto con la Scalera Film, che lo
ingaggia come sceneggiatore e aiuto regista di Enrico Fulchignoni nel film I due Foscari. Durante la lavorazione di
questo film stringe amicizia con l’anziano operatore Ubaldo Arata, che lo
stimola a compiere esperimenti inconsueti per le abitudini dei tempi, come
usare obiettivi grandangolari anche nei primi piani per avere il fondo a fuoco.
Arata stima il giovane aiuto regista tanto da convincere Scalera a mandarlo in
Francia come come coregista di Marcel Carné, uno dei più importanti registi
francesi, per la coproduzione italo-francese Les visiteurs de soir. Per poterlo fare Antonioni, ancora sotto le
armi, riesce ad ottenere una licenza straordinaria di sei mesi; però è il
periodo dell’occupazione italiana in Francia, e Carné lo accoglie male, e in
più è costretto a tornare in italia prima della fine della lavorazione del film
perché la licenza finisce e rischia di essere accusato di diserzione.
Qui, nonostante le
grosse difficoltà del Paese in guerra, Antonioni riesce a girare il suo primo
cortometraggio: Gente del Po.
L’ambiente è quello che conosce meglio e che ama, ma la sua attenzione più che
su luoghi e cose si accentra sugli uomini, la loro vita ed i loro sentimenti.
Il lavoro finale non sarà però quello voluto: la guerra costringe Antonioni a
lasciare le riprese incompiute e ad abbandonare le pellicole girate, parte
delle quali si deteriora; solo nel ’47 il materiale rimasto verrà montato.
Segueno altri
documentari: N.U. (Nettezza urbana, 1948) che vince il
Nastro d’argento, e tre nel ’49: L’amorosa
menzogna, sui divi dei fotoromanzi, tema che sviluppa ulteriormente
scrivendo il soggetto de Lo sceicco
bianco, realizzato due anni dopo non da lui ma da Federico Fellini; Superstizione, girato a Camerino, nelle
Marche, sulle pratiche stregonesche; Sette
canne e un vestito, sul rayon ed il modo di ottenerlo a partire dalla
canna.
Nel 1950, grazie
all’intercessione di un amico che gli fa trovare un produttore, Antonioni gira Cronaca di un amore, il suo primo
lungometraggio. Negli anni in cui il cinema neorealista è interessato
prevalentemente a temi come dopoguerra e povertà, Antonioni ha il coraggio di
uscire dagli schemi e dalle tendenze ricorrenti: il suo film è un dramma
d’amore nell’ambiente dell’alta borghesia, e mostra la profonda trasformazione
che l’Italia subisce in quegli anni. La
distribuzione del film s’interrompe dopo pochi mesi per il fallimento della
società che lo distribuisce, ma l’opera viene comunque notata: e pur con
critiche negative verso soggetto e dialoghi al regista viene riconosciuta una
grandissima forza figurativa e acutezza di analisi.
Nel ’52 Antonioni
gira I vinti, con l’intenzione di
raccontare in tre episodi, ambientati uno in Francia, uno in Inghilterra ed uno
in Italia, tre delitti compiuti da giovani, ma senza appesantire la narrazione
con tematiche moralistiche e cattoliche, cosa invece pretesa dai produttori.
Con queste pretese si scontra la laicità del regista, e i compromessi raggiunti
a fatica non accontentano nessuno. Il film risulta discontinuo, anche per i
tagli operati dalla censura, che stravolge l’episodio italiano perché i due
protagonisti sono omosessuali.
Già durante la
realizzazione degli episodi francese ed inglese prepara la sceneggiatura de La signora senza camelie. Antonioni
inizia a girarlo immediatamente dopo aver finito di lavorare per I vinti: così parte con poco entusiasmo
e convinzione. In più il soggetto era stato costruito pensando alla
Lollobrigida, che però se ne va dopo solo un giorno di riprese, e viene
sostituita da Lucia Bosè, non adatta al personaggio che interpreta. Questo
costringe Antonioni a fare cambiament in corso d’opera, e il film, nato come
opera satirica, diventa drammatico; parte e procede male, e non ha successo.
In parte a causa di
questo insuccesso, in parte per l’amicizia che lo lega a Marco Ferreri che sta
girando il film Amore in città,
accetta di girarne l’episodio Tentato
omicidio. Questo viene molto tagliato, perché più lungo del previsto, ma
anche se ne rimane solo l’essenziale, lo si può già considerare il precursore
del film inchiesta.
Dopo due anni senza
aver ricevuto proposte, nel ’55 gira Le
amiche, tratto dal racconto di Cesare Pavese “Tra donne sole”, che ha per
tema le donne e l’introspezione, ed ottiene un buon successo commerciale.
Finalmente nel ’57
realizza Il grido, al cui soggetto tiene moltissimo. Il successo iniziale è
scarso, sia col pubblico sia con la critica italiana, che lo giudica un film
frammentario, freddo e formalista; ma in Francia si grida al capolavoro, e
parte di questo entusiasmo raggiunge finalmente l’Italia.
Anche la
realizzazione de L’avventura è
complicata, difficile, travagliata, e quando nel ’60 viene presentato al
festival di Cannes il pubblico lo fischia, ma la critica lo difende, e non
tardano ad arrivare premi e successo commerciale.
Grazie a questi la
realizzazione de La notte è
finalmente più facile. Ancora una volta Antonioni parla della crisi di una
coppia per parlare in realtà di una profonda crisi sociale; ed è ancora un
volta il successo.
Lo stesso vale per L’eclisse, film da subito amatissimo in
Giappone; e nel ’64 per Deserto rosso,
primo film a colori di Antonioni, e primo film in cui si trattano temi legati
all’ecologia.
L’avventura, La notte, L’eclisse, Deserto rosso, tutti interpretati dall’allora sua compagna Monica
Vitti, costituiscono la tetralogia dei sentimenti, o meglio del viaggio
analitico attraverso la malattia dei sentimenti, secondo le parole dello stesso
regista. Questi film consacrano Antonioni tra i dieci registi più importanti
del mondo, e gli fanno ottenere un contratto per tre film con la Metro Goldwin Mayer
(MGM).
È del ’66 il primo
film straniero, girato a Londra: Blow-Up,
il successo commerciale più grande.
Il secondo film
straniero, Zabriskie Point, viene
invece considerato un film contro l’America, e come tale boicottato, pur
contenendo alcune tra le sequenze più belle e particolari girate dal regista;
solo anni dopo se ne apprezzerà la poesia.
Nel ’72 Antonioni
torna alle origini e gira un altro documentario, Chung Kuo. Cina, questa volta in Cina. Le intenzioni sono buone,
il regista parla della Cina con affetto: ma anche questo film viene osteggiato,
e per il governo cinese Antonioni diventa un nemico.
Di nuovo in
America, è il ’74, viene realizzato il terzo film per la MGM: Professione reporter, famoso per la spettacolare sequenza finale
girata con una macchina da prsa particolare.
Il mistero di Oberwald può essere considerato il primo esempio di cinema
elettronico della storia: E così non viene male saper che Il mistero di Oberwald può essere considerato il primo esempio di
cinema elettronico della storia: grazie ad uno strumento chiamato correttore di
colori per Antonioni è possibile dipingere i fotogrammi, cambiando o togliendo
colori in base all’effetto psicologico che vuole ottenere.
Dell’82 è Identificazione di una donna, in cui per
la prima volta Antonioni firma da solo il montaggio, che risulta nervoso e
spregiudicato.
Per alcuni anni, in
attesa di realizzare alcuni progetti a cui tiene molto, Antonioni scrive
racconti per Il corriere della sera,
e dipinge piccolissimi quadri che verranno poi presentati nella raccolta “Le
montagne incantate”, durante la biennale del cinema di Venezia dell’83, e sono
attualmente esposti al museo di Ferrara “Michelangelo Antonioni”. Per il
regista dipingere e scrivere non sono operazioni estranee al cinema, ma anzi un
approfondimento dello “sguardo”.
Sempre nell’83 gira
per Raitre Ritorno a Lisca Bianca, un
breve documentario a colori sui luoghi de L’avventura.
Nell’85 viene
colpito da un ictus. La malattia lo priva della parola e lo costringe sulla
sedia a rotelle. Dopo un periodo di inattività forzata nell’89 Antonioni torna
al lavoro, grazie all’aiuto anche professionale della moglie Enrifa Fico: il
materiale girato nel ’77 in India su una festa religiosa gli permette di
presentare a Cannes, nell’ambito del progetto Antonioni, il documentario Khumba Mela.
A questo seguono
altri documentari: nel ’90 Roma, per
la serie 12 autori 12 città, nel ’92 Noto Mandorli Vulcano Stromboli Carnevale,
e nel ’97 Sicilia.
Dopo 10 anni
dall’ictus, nel ’94 Antonioni torna al lungometraggio con Al di là delle nuvole. Il film è costituito da quattro episodi, per
quattro storie d’amore ambientate in città differenti.
È del ’95, anno del
centenario del cinematografo, il Premio Oscar alla carriera.
Del 2004 è il
documentario Lo sguardo di Michelangelo,
del quale è anche protagonista, assieme al “Mosè2 di Michelangelo Buonarroti.
Del 2005 è il film
ad episodi Eros, dei quali Il filo
pericoloso delle cose, scritto da Tonino Guerra, è quello girato da
Antonioni; La canzone del film è stata
scritta da Caetano Veloso proprio in dedica ad Antonioni.
Antonioni e Tonino
Guerra hanno ripreso da poco l’opera scritta a due mani L’aquilone. Una favola senza tempo nel 1982, traendone la
sceneggiatura per il film L’aquilone sul
vulcano.
Le riprese del film
sarebbero dovute iniziare nell’autunno 2007, con la regia della moglie Enrica
Fico.
La sera del 30
luglio 2007 Michelangelo Antonioni è morto serenamente nella sua casa di Roma.
Michelangelo
Antonioni: filmografia
Documentari
Gente del Po (1943)
Superstizione (1948)
N.U. – Nettezza urbana -
(1948)
Amorosa menzogna (1949)
Film
Cronaca di un amore (1950)
I vinti (1952)
La signora senza camelie (153)
Le amiche (1955)
Il grido (1957)
L’avventura (1960)
La notte (1961)
L’eclisse (1962)
Deserto rosso (1964)
Blow-up (1966)
Zabrinskie Point (1970)
Professione:
reporter (1975)
Il mistero di Oberwald (1980)
Identificazione di una donna (1982)
Al di là delle nuvole (1995)
Il filo pericoloso delle cose, episodio del film collettivo Eros (2002)
Il cinema di michelangelo Antonioni
[...] Regista, sceneggiattore, montatore, scrittore e pittore, fin dal suo primo film (Cronaca di un amore, 1950) Antonioni ha saputo rinnovare l’estetica neorealista, per poi inserirsi, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, con stile assolutamente personale, nella grande onda di sperimentazione linguistica che vide coinvolte, a partire dalla Nouvelle vague francese, varie cinematografie europee. A proposito delle sue opere si è spesso parlato, a ragione, del tema ricorrente della incomunicabilità, ma volendo essere più precisi diremmo che Antonioni ha indagato e colto lo smarrimento dell’uomo contemporaneo, il suo stato di crescente alienazione nel non saper più cogliere il senso del rapporto con la realtà. E la cruda efficacia di questa analisi sempre lucida e rigorosa, sebbene shakespearianamente venata e arricchita da umana pietà, passa attraverso una sapienza estetica che non teme confronti, soprattutto quanto a modernità. Quello di Antonioni è infatti un cinema del “vuoto”: il vuoto interiore dei protagonisti (spesso afasici nei gesti e nelle parole, come ammutoliti, sopraffatti), i vuoti nella struttura drammatica (i celebri “tempi morti” che regolarmente interrompono e dilatano la progressione narrativa attraverso lunghe inquadrature o intere sequenze in cui l’azione è rarefatta fino a scomparire) e il vuoto degli spazi, quando lo sguardo di Antonioni indugia su luoghi, paesaggi, edifici, periferie che si ergono a protagonisti della visione, dai quali spesso i personaggi sono del tutto esclusi o messi in secondo piano e nei quali il tempo appare come sospeso, cristallizzato, privo della forza vitale insita in ogni divenire. Un blocco estetico, dunque, di grande complessità e coerenza, in cui tutti gli elementi linguistici a disposizione, fondendosi, amplificano le rispettive valenze di senso, raggiungendo quei vertici di pregnanza espressiva che fanno di Antonioni uno dei massimi registi della storia del cinema.
http://oberdan.cinetecamilano.it/eventi/michelangelo-antonioni-tutti-i-lungometraggi/
L’avventura
Italia/Francia, 1960

Premi
·
Festival di
Cannes 1960: Premio speciale della giuria
·
Fipresci e Jeune Critique
a Cannes
·
Nastro
d’argento 1961: Premio alla colonna sonora
·
Premi ai Festival di
Salonicco, Vancouver e dei critici di New York e Parigi.
L’avventura
Italia/Francia,
1960
Regia di
Michelangelo Antonioni

Gabriele Ferzetti e Lea Massari in
una scena del film
Cast tecnico e
artistico
Prodotto: Cino del
Duca
Soggetto:
Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura:
Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Elio Bartolini
Fotografia: Aldo
Scavarda
Musica:G iovanni
Fusco
Montaggio: Eraldo da
Roma
Scenografia: Piero
Poletto
Personaggi e
interpreti: Gabriele Ferzetti (Sandro), Monica Vitti (Claudia),
Lea Massari (Anna), Dominique
Blanchar (Giulia), Lelio Luttazzi (Raimondo), Renzo Ricci (padre di Anna), James Addams (Corrado), Esmeralda Ruspoli (Patrizia), Dorothi de Poliolo (Gloria), Angela Tomasi di Lampedusa (la principessa), Antonio Petrucci (principe Goffredo)
Colore: B/N
Vietato: 14
Durata: 140’
Genere: drammatico,
giallo, romantico
Sinopsi
Anna, figlia di un ambasciatore a riposo
e fidanzata di Sandro, giovane architetto, viene invitata con Claudia, una sua
amica, a una gita sullo yacht di un ricco costruttore. La crociera si svolge
nella zona delle isole Eolie, nell'incanto di superbe vedute marine delle quali
però nessuno dei partecipanti sembra accorgersi. Ad un certo punto i gitanti
sbarcano sull’isolotto deserto di Lisca Bianca e tra Anna e Sandro ha luogo una
discussione. All'improvviso, minaccia un temporale e tutti si affrettano verso
la nave ma al momento di imbarcarsi si accorgono che Anna è sparita. Lo yacht
deve ripartire per evitare la tempesta, ma Sandro e Claudia rimangono
sull’isolotto per cercarla. La speranza di trovarla sfuma, ma tra i due nasce
un sentimento nuovo che li unisce e si rendono conto che la ricerca di Anna era
in realtà soltanto un pretesto.
Tutto il gruppo di amici la cerca fra gli
scogli e in mare, fino a notte. Nulla.
Viene avvertita la polizia. Sandro e Anna
decidono di cercarla per proprio conto. Arrivano in Sicilia e di paese in paese
domandano di Anna. Ma continuano a non venire a capo di niente. Con il passare
dei giorni e la mancanza di risultati, la preoccupazione per la sorte di Anna
tende a svanire e prende il sopravvento la reciproca attrazione, che i due
riescono a esprimere liberamente in quei luoghi così pieni di fascino (siamo a
Noto) e insieme inospitali (musei chiusi, turisti malvisti, ecc.). In seguito
raggiungono Taormina, dove ritrovano nel corso di una riunione mondana i loro
compagni di crociera. Nessuno chiede notizie di Anna e tutti si rendono conto
della nuova relazione tra Sandro e Claudia. La loro avventura sembra avere termine per trasformarsi
in una relazione riconosciuta agli occhi dei loro amici, tutti squinternati,
senza morale, senza vocazioni, senza niente, solo con un po' di soldi. Tutti finiscono col dimenticare Anna.
«Un’avventura» che purtroppo non
gioverà alla nuova coppia, perché destinata a finire rapidamente e male il suo
passionale rapporto, quasi per una sorta di punizione meritata, inflitta a chi
ha osato costruire una nuova storia sulla tragedia che ha colpito un’altra
persona.
Quando
Sandro dà prova della sua leggerezza ed incostanza, abbandonandosi ad
un'avventura occasionale, Claudia dopo il primo momento di ribellione si
rassegna a perdonarlo.
Il mistero
della sparizione di Anna rimane insoluto.
rassegna stampa
“[...] Cinquant'anni fa, L’avventura esplodeva a Cannes tra i fischi di un
pubblico sdegnato e il favore di una critica colpita dalla sfacciata modernità
dell’opera. Attraverso personaggi insoddisfatti, che cercano di riempire il
vuoto della propria vita con continue “avventure”, incapaci comunque di
fissarsi davvero su qualsiasi cosa, Antonioni parla del vuoto dell’animo umano
sempre alla ricerca di ciò che lo possa soddisfare. Per Sandro la ricerca di
Anna diventa l’occasione per iniziare con Claudia una nuova “avventura”,
nell’ennesimo, fragilissimo tentativo di colmare quel vuoto esistenziale che
già si era implacabilmente mostrato nel rapporto iniziale con la compagna; per
Claudia cedere a Sandro significa dimenticare Anna e anzi desiderare che sia
davvero morta.
E proprio questa dimenticanza arriva a
dettare la struttura stessa della pellicola, a far deviare bruscamente la
narrazione dall’oggetto iniziale del racconto verso un’altra storia, lasciando
scandalosamente irrisolto il mistero di Anna, come anche l’incerto futuro di
Sandro e Claudia. Lo sguardo moderno di Antonioni coglie così il dramma
dell’uomo novecentesco, il vuoto che lo circonda, la sua incapacità di trovare,
da solo, un punto fermo sul quale poggiare la propria esistenza. Come troppo
spesso tragicamente accade nella realtà quando a mancare è proprio il senso
della vita.”
Luca Marcora, 13 settembre 2007
http://www.tracce.it/?id=330&id_n=17528
“Io penso che il film più importante di Antonioni sia stato L'avventura. È la prima pellicola in cui si sente come una specie di malattia dei sentimenti.”
Tonino Guerra, da Il Sole 24 ore, 5 agosto 2007
http://www.mymovies.it/critica/persone/critica.asp?id=38449&r=523
“Durante una sosta su un isolotto
deserto una giovane donna scompare misteriosamente. Con una delle sue amiche il
suo amante architetto percorre la
Sicilia alla sua ricerca, ma finiscono per dimenticarla. Un
giallo alla rovescia, non soltanto per la scomparsa di Anna, data e non
spiegata, ma per i meccanismi narrativi che tendono alla dispersione, alla
dilatazione, alla lentezza. Le psicologie rarefatte dei personaggi lasciano il
posto agli eventi, alla scoperta delle cose, delle atmosfere, del paesaggio (da
Lisca Bianca al barocco di Noto) che è "una componente non solo
indispensabile, ma quasi preminente" (M. Antonioni) e simboleggia il vuoto
strutturale e indistinto dove "nulla di ciò che viene detto, raccontato o
visto, è vero e verificabile" (G.P. Brunetta). Splendida fotografia in
bianconero di Aldo Scavarda [...].”
Da: Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini 2012.
Dizionari dei film. Con aggiornamento online. Zanichelli
2011.
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=2450
antonioni ha detto...
“L'avventura può sembrare un film pesante, noioso, ma se il pubblico
arriva ad andare oltre questa apparenza di noia, se acconsente a lasciarsi
"prendere", esso potrà allora cogliere il movimento sentimentale e
psicologico dei personaggi. Questo implica che si consideri il cinema con un
atteggiamento molto serio, grave, e non come un divertimento. Io dò sempre
molta importanza ai personaggi femminili, poiché credo di conoscere meglio le
donne che non gli uomini. Penso che attraverso la psicologia delle donne si
possa meglio filtrare la realtà. Esse sono più istintive, più sincere. Ma anche
se la donna svolge nella storia un ruolo più importante, è l'uomo che determina
sempre il senso del film. Ne L'avventura
l'architetto esprime la fragilità dei sentimenti nella nostra epoca, e si può
constatarlo attraverso quella malattia di cui resterà vittima, cioè l'erotismo.
Ho la sensazione di aver messo il dito su un problema fondamentale che, senza
venir affatto risolto, esprime la difficoltà di trovare nuove dimensioni alla
nostra vita.”
“Georges Sadoul ha fatto una piccola scoperta, che poi
coincideva - quando me lo disse - con le intenzioni con le quali ho girato
l'ultima inquadratura del film. Si vede da una parte l'Etna bianca di neve e
dall'altra un muro. Il muro corrisponde all'uomo e l'Etna corrisponde un po'
alla posizione della donna. Quindi il fotogramma è esattamente diviso in due;
la metà del muro corrisponde alla parte pessimistica mentre l'altra metà a
quella ottimistica.
Il rapporto tra i due non so se sarà duraturo o no, ma è
già un risultato che queste due persone non si separino.”
«Guardando gli uomini e le donne intorno a me, ho constatato l'instabilità
e la fragilità dei loro rapporti(...). I personaggi del film sono uomini e
donne che, senza essere normali, tentano di condurre la loro vita e i loro
amori normalmente. Ma incontrano tali difficoltà che non possono evitare la
catastrofe (...).Il mio film non è una denuncia o una predica, è un racconto
per immagini, dove io mi auguro sia possibile cogliere il modo in cui oggi si
sbagliano i sentimenti. L'erotismo oggi imperante è un sintomo della malattia
dei sentimenti. Non si sarebbe erotici, cioè ammalati di Eros, se Eros fosse
sano, cioè giusto, adeguato alla natura e alla condizione dell'uomo. La
catastrofe de "L'avventura" è una spinta erotica di questo genere:
infelice, meschina, inutile. Non è l'anarchia sentimentale la conclusione cui
giungono i miei personaggi: se mai giungono a una forma di pietà reciproca: Che
altro ci resta da fare se non riusciamo ad essere altro?»
“Ci sono dei film gradevoli e dei film amari, dei
film leggeri e dei film dolorosi. L’avventura è un film amaro, spesso doloroso.
Il dolore dei sentimenti che finiscono o dei quali si intravede la fine nel
momento stesso in cui nascono. Tutto questo raccontato con un linguaggio che ho
cercato di mantenere spoglio di effetti. Dicono che il film sia «articolato su
un ritmo disteso, in rapporti di spazio e di tempo aderenti alla realtà». Non
sono parole mie. Parole per dire queste cose, ne ho pochissime a disposizione.
Faccio un esempio. Tutti si chiedono vedendo il film: dov’è finita Anna? C’era
una scena in sceneggiatura, poi tagliata non ricordo perché, in cui Claudia,
l’amica di Anna, è con altri amici sull’isola. Stanno facendo tutte le congetture
possibili sulla scomparsa della ragazza. Ma non ci sono risposte. Dopo un
silenzio uno dice: «Forse è soltanto annegata». Claudia si volta di scatto:
«Soltanto?». Tutti si guardano sgomenti.
Ecco, questo sgomento è la connotazione del film.”
Michelangelo Antonioni
Ecco, questo sgomento è la connotazione del film.”
Michelangelo Antonioni
Da Il Corriere della Sera, 31 maggio 1976
[da G.Fofi e F. Faldini, L'avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi
protagonisti, Edizioni Feltrinelli, 1979]
Le interviste
*
Intervista di
Fiorella Mancini a M. Antonioni (Venezia, 10 febbraio 2011; durata 7,40 minuti)
*
Intervista telefonica a Roberto Silvestri, critico
cinematografico de Il Manifesto, per
ricordare Michelangelo Antonioni (durata: 6,23')
*
La malattia dei sentimenti. Antonioni, l’uomo invisibile, di Sergio Falcone
* Intervista a Enrica Fico Antonioni
*
intervista-video a Michelangelo Antonioni
*
Intervista di Enzo Biagi a Monica Vitti (durata: 1,24)
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