dissabte, 20 d’octubre del 2012

ANTONIONI: L'AVVENTURA dossier Cosima




MICHELANGELO ANTONIONI
(Ferrara, 1912 – Roma, 2007)




http://www.michelangeloantonioni.it/immagini/antonioni.jpg




Michelangelo Antonioni: biografia

Michelangelo Antonioni nasce a Ferrara il 29 settembre 1912.
Nel 1935 si laurea in Economia e Commercio presso l’università di Bologna.
Ad avvicinarlo al mondo dello spettacolo è un gruppo di amici, coi quali crea una compagnia studentesca che mette in scena alcuni suoi testi, Pirandello, Ibsen, Cechov; intanto diviene titolare della rubrica cinematografica del quotidiano di Ferrara, “Corriere Padano”, e inizia a girare un cortometraggio sulla pazzia al manicomio di Ferrara, ma gestire i pazienti è difficile e il lavoro non viene terminato.
Nel 1940 si trasferisce a Roma, dove diventa il redattore della rivista “Cinema”, ma ci resta per poco per divergenze politiche col segretario del direttore Vittorio Mussolini, secondogenito del Duce; s’iscrive al Centro sperimentale di Cinematografia, ma frequenta solo un semestre perché viene chiamato alle armi. Durante il servizio militare partecipa alla stesura di Un pilota ritorna di Roberto Rossellini, e nel ’42 ottiene un contratto  con la Scalera Film, che lo ingaggia come sceneggiatore e aiuto regista di Enrico Fulchignoni nel film I due Foscari. Durante la lavorazione di questo film stringe amicizia con l’anziano operatore Ubaldo Arata, che lo stimola a compiere esperimenti inconsueti per le abitudini dei tempi, come usare obiettivi grandangolari anche nei primi piani per avere il fondo a fuoco. Arata stima il giovane aiuto regista tanto da convincere Scalera a mandarlo in Francia come come coregista di Marcel Carné, uno dei più importanti registi francesi, per la coproduzione italo-francese Les visiteurs de soir. Per poterlo fare Antonioni, ancora sotto le armi, riesce ad ottenere una licenza straordinaria di sei mesi; però è il periodo dell’occupazione italiana in Francia, e Carné lo accoglie male, e in più è costretto a tornare in italia prima della fine della lavorazione del film perché la licenza finisce e rischia di essere accusato di diserzione.
Qui, nonostante le grosse difficoltà del Paese in guerra, Antonioni riesce a girare il suo primo cortometraggio: Gente del Po. L’ambiente è quello che conosce meglio e che ama, ma la sua attenzione più che su luoghi e cose si accentra sugli uomini, la loro vita ed i loro sentimenti. Il lavoro finale non sarà però quello voluto: la guerra costringe Antonioni a lasciare le riprese incompiute e ad abbandonare le pellicole girate, parte delle quali si deteriora; solo nel ’47 il materiale rimasto verrà montato.
Segueno altri documentari: N.U. (Nettezza urbana, 1948) che vince il Nastro d’argento, e tre nel ’49: L’amorosa menzogna, sui divi dei fotoromanzi, tema che sviluppa ulteriormente scrivendo il soggetto de Lo sceicco bianco, realizzato due anni dopo non da lui ma da Federico Fellini; Superstizione, girato a Camerino, nelle Marche, sulle pratiche stregonesche; Sette canne e un vestito, sul rayon ed il modo di ottenerlo a partire dalla canna.
Nel 1950, grazie all’intercessione di un amico che gli fa trovare un produttore, Antonioni gira Cronaca di un amore, il suo primo lungometraggio. Negli anni in cui il cinema neorealista è interessato prevalentemente a temi come dopoguerra e povertà, Antonioni ha il coraggio di uscire dagli schemi e dalle tendenze ricorrenti: il suo film è un dramma d’amore nell’ambiente dell’alta borghesia, e mostra la profonda trasformazione che l’Italia subisce in quegli anni.  La distribuzione del film s’interrompe dopo pochi mesi per il fallimento della società che lo distribuisce, ma l’opera viene comunque notata: e pur con critiche negative verso soggetto e dialoghi al regista viene riconosciuta una grandissima forza figurativa e acutezza di analisi.
Nel ’52 Antonioni gira I vinti, con l’intenzione di raccontare in tre episodi, ambientati uno in Francia, uno in Inghilterra ed uno in Italia, tre delitti compiuti da giovani, ma senza appesantire la narrazione con tematiche moralistiche e cattoliche, cosa invece pretesa dai produttori. Con queste pretese si scontra la laicità del regista, e i compromessi raggiunti a fatica non accontentano nessuno. Il film risulta discontinuo, anche per i tagli operati dalla censura, che stravolge l’episodio italiano perché i due protagonisti sono omosessuali.
Già durante la realizzazione degli episodi francese ed inglese prepara la sceneggiatura de La signora senza camelie. Antonioni inizia a girarlo immediatamente dopo aver finito di lavorare per I vinti: così parte con poco entusiasmo e convinzione. In più il soggetto era stato costruito pensando alla Lollobrigida, che però se ne va dopo solo un giorno di riprese, e viene sostituita da Lucia Bosè, non adatta al personaggio che interpreta. Questo costringe Antonioni a fare cambiament in corso d’opera, e il film, nato come opera satirica, diventa drammatico; parte e procede male, e non ha successo.
In parte a causa di questo insuccesso, in parte per l’amicizia che lo lega a Marco Ferreri che sta girando il film Amore in città, accetta di girarne l’episodio Tentato omicidio. Questo viene molto tagliato, perché più lungo del previsto, ma anche se ne rimane solo l’essenziale, lo si può già considerare il precursore del film inchiesta.
Dopo due anni senza aver ricevuto proposte, nel ’55 gira Le amiche, tratto dal racconto di Cesare Pavese “Tra donne sole”, che ha per tema le donne e l’introspezione, ed ottiene un buon successo commerciale.
Finalmente nel ’57 realizza  Il grido, al cui soggetto tiene moltissimo. Il successo iniziale è scarso, sia col pubblico sia con la critica italiana, che lo giudica un film frammentario, freddo e formalista; ma in Francia si grida al capolavoro, e parte di questo entusiasmo raggiunge finalmente l’Italia.
Anche la realizzazione de L’avventura è complicata, difficile, travagliata, e quando nel ’60 viene presentato al festival di Cannes il pubblico lo fischia, ma la critica lo difende, e non tardano ad arrivare premi e successo commerciale.
Grazie a questi la realizzazione de La notte è finalmente più facile. Ancora una volta Antonioni parla della crisi di una coppia per parlare in realtà di una profonda crisi sociale; ed è ancora un volta il successo.
Lo stesso vale per L’eclisse, film da subito amatissimo in Giappone; e nel ’64 per Deserto rosso, primo film a colori di Antonioni, e primo film in cui si trattano temi legati all’ecologia.
L’avventura, La notte, L’eclisse, Deserto rosso, tutti interpretati dall’allora sua compagna Monica Vitti, costituiscono la tetralogia dei sentimenti, o meglio del viaggio analitico attraverso la malattia dei sentimenti, secondo le parole dello stesso regista. Questi film consacrano Antonioni tra i dieci registi più importanti del mondo, e gli fanno ottenere un contratto per tre film con la Metro Goldwin Mayer (MGM).
È del ’66 il primo film straniero, girato a Londra: Blow-Up, il successo commerciale più grande.
Il secondo film straniero, Zabriskie Point, viene invece considerato un film contro l’America, e come tale boicottato, pur contenendo alcune tra le sequenze più belle e particolari girate dal regista; solo anni dopo se ne apprezzerà la poesia.
Nel ’72 Antonioni torna alle origini e gira un altro documentario, Chung Kuo. Cina, questa volta in Cina. Le intenzioni sono buone, il regista parla della Cina con affetto: ma anche questo film viene osteggiato, e per il governo cinese Antonioni diventa un nemico.
Di nuovo in America, è il ’74, viene realizzato il terzo film per la MGM: Professione reporter, famoso per la spettacolare sequenza finale girata con una macchina da prsa particolare.
Il mistero di Oberwald può essere considerato il primo esempio di cinema elettronico della storia: E così non viene male saper che Il mistero di Oberwald può essere considerato il primo esempio di cinema elettronico della storia: grazie ad uno strumento chiamato correttore di colori per Antonioni è possibile dipingere i fotogrammi, cambiando o togliendo colori in base all’effetto psicologico che vuole ottenere.
Dell’82 è Identificazione di una donna, in cui per la prima volta Antonioni firma da solo il montaggio, che risulta nervoso e spregiudicato.
Per alcuni anni, in attesa di realizzare alcuni progetti a cui tiene molto, Antonioni scrive racconti per Il corriere della sera, e dipinge piccolissimi quadri che verranno poi presentati nella raccolta “Le montagne incantate”, durante la biennale del cinema di Venezia dell’83, e sono attualmente esposti al museo di Ferrara “Michelangelo Antonioni”. Per il regista dipingere e scrivere non sono operazioni estranee al cinema, ma anzi un approfondimento dello “sguardo”.
Sempre nell’83 gira per Raitre Ritorno a Lisca Bianca, un breve documentario a colori sui luoghi de L’avventura.
Nell’85 viene colpito da un ictus. La malattia lo priva della parola e lo costringe sulla sedia a rotelle. Dopo un periodo di inattività forzata nell’89 Antonioni torna al lavoro, grazie all’aiuto anche professionale della moglie Enrifa Fico: il materiale girato nel ’77 in India su una festa religiosa gli permette di presentare a Cannes, nell’ambito del progetto Antonioni, il documentario Khumba Mela.
A questo seguono altri documentari: nel ’90 Roma, per la serie 12 autori 12 città, nel ’92 Noto Mandorli Vulcano Stromboli Carnevale, e nel ’97 Sicilia.
Dopo 10 anni dall’ictus, nel ’94 Antonioni torna al lungometraggio con Al di là delle nuvole. Il film è costituito da quattro episodi, per quattro storie d’amore ambientate in città differenti.
È del ’95, anno del centenario del cinematografo, il Premio Oscar alla carriera.
Del 2004 è il documentario Lo sguardo di Michelangelo, del quale è anche protagonista, assieme al “Mosè2 di Michelangelo Buonarroti.
Del 2005 è il film ad episodi Eros, dei quali Il filo pericoloso delle cose, scritto da Tonino Guerra, è quello girato da Antonioni;  La canzone del film è stata scritta da Caetano Veloso proprio in dedica ad Antonioni.
Antonioni e Tonino Guerra hanno ripreso da poco l’opera scritta a due mani L’aquilone. Una favola senza tempo nel 1982, traendone la sceneggiatura per il film L’aquilone sul vulcano.
Le riprese del film sarebbero dovute iniziare nell’autunno 2007, con la regia della moglie Enrica Fico.
La sera del 30 luglio 2007 Michelangelo Antonioni è morto serenamente nella sua casa di Roma.








Michelangelo Antonioni: filmografia

Documentari
Gente del Po (1943)
Superstizione (1948)
N.U. – Nettezza urbana -  (1948)
Amorosa menzogna (1949)


Film
Cronaca di un amore (1950)
I vinti (1952)
La signora senza camelie (153)
Le amiche (1955)
Il grido (1957)
L’avventura (1960)
La notte (1961)
L’eclisse (1962)
Deserto rosso (1964)
Blow-up (1966)
Zabrinskie Point (1970)
Professione: reporter (1975)
Il mistero di Oberwald (1980)
Identificazione di una donna (1982)
Al di là delle nuvole (1995)
Il filo pericoloso delle cose, episodio del film collettivo Eros (2002)








Il cinema di michelangelo Antonioni

[...] Regista, sceneggiattore, montatore, scrittore e pittore, fin dal suo primo film (Cronaca di un amore, 1950) Antonioni ha saputo rinnovare l’estetica neorealista, per poi inserirsi, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, con stile assolutamente personale, nella grande onda di sperimentazione linguistica che vide coinvolte, a partire dalla Nouvelle vague francese, varie cinematografie europee. A proposito delle sue opere si è spesso parlato, a ragione, del tema ricorrente della incomunicabilità, ma volendo essere più precisi diremmo che Antonioni ha indagato e colto lo smarrimento dell’uomo contemporaneo, il suo stato di crescente alienazione nel non saper più cogliere il senso del rapporto con la realtà. E la cruda efficacia di questa analisi sempre lucida e rigorosa, sebbene shakespearianamente venata e arricchita da umana pietà, passa attraverso una sapienza estetica che non teme confronti, soprattutto quanto a modernità. Quello di Antonioni è infatti un cinema del “vuoto”: il vuoto interiore dei protagonisti (spesso afasici nei gesti e nelle parole, come ammutoliti, sopraffatti), i vuoti nella struttura drammatica (i celebri “tempi morti” che regolarmente interrompono e dilatano la progressione narrativa attraverso lunghe inquadrature o intere sequenze in cui l’azione è rarefatta fino a scomparire) e il vuoto degli spazi, quando lo sguardo di Antonioni indugia su luoghi, paesaggi, edifici, periferie che si ergono a protagonisti della visione, dai quali spesso i personaggi sono del tutto esclusi o messi in secondo piano e nei quali il tempo appare come sospeso, cristallizzato, privo della forza vitale insita in ogni divenire. Un blocco estetico, dunque, di grande complessità e coerenza, in cui tutti gli elementi linguistici a disposizione, fondendosi, amplificano le rispettive valenze di senso, raggiungendo quei vertici di pregnanza espressiva che fanno di Antonioni uno dei massimi registi della storia del cinema.

http://oberdan.cinetecamilano.it/eventi/michelangelo-antonioni-tutti-i-lungometraggi/






L’avventura
Italia/Francia, 1960


L'avventura


Premi
·         Festival di Cannes 1960: Premio speciale della giuria
·         Fipresci e Jeune Critique a Cannes
·         Nastro d’argento 1961: Premio alla colonna sonora
·         Premi ai Festival di Salonicco, Vancouver e dei critici di New York e Parigi.

 L’avventura
Italia/Francia, 1960
Regia di Michelangelo Antonioni

L'avventura (1959) Antonioni.jpg
  Gabriele Ferzetti e Lea Massari in una scena del film


Cast tecnico e artistico
Prodotto: Cino del Duca                                                         
Soggetto: Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Elio Bartolini
Fotografia: Aldo Scavarda
Musica:G iovanni Fusco
Montaggio: Eraldo da Roma
Scenografia: Piero Poletto
Personaggi e interpreti: Gabriele Ferzetti (Sandro), Monica Vitti (Claudia), Lea Massari (Anna), Dominique Blanchar (Giulia), Lelio Luttazzi (Raimondo), Renzo Ricci (padre di Anna), James Addams (Corrado), Esmeralda Ruspoli (Patrizia), Dorothi de Poliolo (Gloria), Angela Tomasi di Lampedusa (la principessa), Antonio Petrucci (principe Goffredo)
Colore: B/N
Vietato: 14
Durata: 140’
Genere: drammatico, giallo, romantico




Sinopsi
Anna, figlia di un ambasciatore a riposo e fidanzata di Sandro, giovane architetto, viene invitata con Claudia, una sua amica, a una gita sullo yacht di un ricco costruttore. La crociera si svolge nella zona delle isole Eolie, nell'incanto di superbe vedute marine delle quali però nessuno dei partecipanti sembra accorgersi. Ad un certo punto i gitanti sbarcano sull’isolotto deserto di Lisca Bianca e tra Anna e Sandro ha luogo una discussione. All'improvviso, minaccia un temporale e tutti si affrettano verso la nave ma al momento di imbarcarsi si accorgono che Anna è sparita. Lo yacht deve ripartire per evitare la tempesta, ma Sandro e Claudia rimangono sull’isolotto per cercarla. La speranza di trovarla sfuma, ma tra i due nasce un sentimento nuovo che li unisce e si rendono conto che la ricerca di Anna era in realtà soltanto un pretesto.
Tutto il gruppo di amici la cerca fra gli scogli e in mare, fino a notte. Nulla.
Viene avvertita la polizia. Sandro e Anna decidono di cercarla per proprio conto. Arrivano in Sicilia e di paese in paese domandano di Anna. Ma continuano a non venire a capo di niente. Con il passare dei giorni e la mancanza di risultati, la preoccupazione per la sorte di Anna tende a svanire e prende il sopravvento la reciproca attrazione, che i due riescono a esprimere liberamente in quei luoghi così pieni di fascino (siamo a Noto) e insieme inospitali (musei chiusi, turisti malvisti, ecc.). In seguito raggiungono Taormina, dove ritrovano nel corso di una riunione mondana i loro compagni di crociera. Nessuno chiede notizie di Anna e tutti si rendono conto della nuova relazione tra Sandro e Claudia. La loro avventura sembra avere termine per trasformarsi in una relazione riconosciuta agli occhi dei loro amici, tutti squinternati, senza morale, senza vocazioni, senza niente, solo con un po' di soldi. Tutti finiscono col dimenticare Anna.
«Un’avventura» che purtroppo non gioverà alla nuova coppia, perché destinata a finire rapidamente e male il suo passionale rapporto, quasi per una sorta di punizione meritata, inflitta a chi ha osato costruire una nuova storia sulla tragedia che ha colpito un’altra persona.
Quando Sandro dà prova della sua leggerezza ed incostanza, abbandonandosi ad un'avventura occasionale, Claudia dopo il primo momento di ribellione si rassegna a perdonarlo.
Il mistero della sparizione di Anna rimane insoluto.


rassegna stampa

“[...] Cinquant'anni fa, L’avventura esplodeva a Cannes tra i fischi di un pubblico sdegnato e il favore di una critica colpita dalla sfacciata modernità dell’opera. Attraverso personaggi insoddisfatti, che cercano di riempire il vuoto della propria vita con continue “avventure”, incapaci comunque di fissarsi davvero su qualsiasi cosa, Antonioni parla del vuoto dell’animo umano sempre alla ricerca di ciò che lo possa soddisfare. Per Sandro la ricerca di Anna diventa l’occasione per iniziare con Claudia una nuova “avventura”, nell’ennesimo, fragilissimo tentativo di colmare quel vuoto esistenziale che già si era implacabilmente mostrato nel rapporto iniziale con la compagna; per Claudia cedere a Sandro significa dimenticare Anna e anzi desiderare che sia davvero morta.
E proprio questa dimenticanza arriva a dettare la struttura stessa della pellicola, a far deviare bruscamente la narrazione dall’oggetto iniziale del racconto verso un’altra storia, lasciando scandalosamente irrisolto il mistero di Anna, come anche l’incerto futuro di Sandro e Claudia. Lo sguardo moderno di Antonioni coglie così il dramma dell’uomo novecentesco, il vuoto che lo circonda, la sua incapacità di trovare, da solo, un punto fermo sul quale poggiare la propria esistenza. Come troppo spesso tragicamente accade nella realtà quando a mancare è proprio il senso della vita.”

Luca Marcora, 13 settembre 2007

http://www.tracce.it/?id=330&id_n=17528

 

 

 

“Io penso che il film più importante di Antonioni sia stato L'avventura. È la prima pellicola in cui si sente come una specie di malattia dei sentimenti.”

Tonino Guerra, da Il Sole 24 ore, 5 agosto 2007

http://www.mymovies.it/critica/persone/critica.asp?id=38449&r=523

 

 

“Durante una sosta su un isolotto deserto una giovane donna scompare misteriosamente. Con una delle sue amiche il suo amante architetto percorre la Sicilia alla sua ricerca, ma finiscono per dimenticarla. Un giallo alla rovescia, non soltanto per la scomparsa di Anna, data e non spiegata, ma per i meccanismi narrativi che tendono alla dispersione, alla dilatazione, alla lentezza. Le psicologie rarefatte dei personaggi lasciano il posto agli eventi, alla scoperta delle cose, delle atmosfere, del paesaggio (da Lisca Bianca al barocco di Noto) che è "una componente non solo indispensabile, ma quasi preminente" (M. Antonioni) e simboleggia il vuoto strutturale e indistinto dove "nulla di ciò che viene detto, raccontato o visto, è vero e verificabile" (G.P. Brunetta). Splendida fotografia in bianconero di Aldo Scavarda [...].”
Da: Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini 2012. Dizionari dei film. Con aggiornamento online. Zanichelli 2011.

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=2450

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 










antonioni ha detto...
 “L'avventura può sembrare un film pesante, noioso, ma se il pubblico arriva ad andare oltre questa apparenza di noia, se acconsente a lasciarsi "prendere", esso potrà allora cogliere il movimento sentimentale e psicologico dei personaggi. Questo implica che si consideri il cinema con un atteggiamento molto serio, grave, e non come un divertimento. Io dò sempre molta importanza ai personaggi femminili, poiché credo di conoscere meglio le donne che non gli uomini. Penso che attraverso la psicologia delle donne si possa meglio filtrare la realtà. Esse sono più istintive, più sincere. Ma anche se la donna svolge nella storia un ruolo più importante, è l'uomo che determina sempre il senso del film. Ne L'avventura l'architetto esprime la fragilità dei sentimenti nella nostra epoca, e si può constatarlo attraverso quella malattia di cui resterà vittima, cioè l'erotismo. Ho la sensazione di aver messo il dito su un problema fondamentale che, senza venir affatto risolto, esprime la difficoltà di trovare nuove dimensioni alla nostra vita.”


“Georges Sadoul ha fatto una piccola scoperta, che poi coincideva - quando me lo disse - con le intenzioni con le quali ho girato l'ultima inquadratura del film. Si vede da una parte l'Etna bianca di neve e dall'altra un muro. Il muro corrisponde all'uomo e l'Etna corrisponde un po' alla posizione della donna. Quindi il fotogramma è esattamente diviso in due; la metà del muro corrisponde alla parte pessimistica mentre l'altra metà a quella ottimistica.
Il rapporto tra i due non so se sarà duraturo o no, ma è già un risultato che queste due persone non si separino.”


«Guardando gli uomini e le donne intorno a me, ho constatato l'instabilità e la fragilità dei loro rapporti(...). I personaggi del film sono uomini e donne che, senza essere normali, tentano di condurre la loro vita e i loro amori normalmente. Ma incontrano tali difficoltà che non possono evitare la catastrofe (...).Il mio film non è una denuncia o una predica, è un racconto per immagini, dove io mi auguro sia possibile cogliere il modo in cui oggi si sbagliano i sentimenti. L'erotismo oggi imperante è un sintomo della malattia dei sentimenti. Non si sarebbe erotici, cioè ammalati di Eros, se Eros fosse sano, cioè giusto, adeguato alla natura e alla condizione dell'uomo. La catastrofe de "L'avventura" è una spinta erotica di questo genere: infelice, meschina, inutile. Non è l'anarchia sentimentale la conclusione cui giungono i miei personaggi: se mai giungono a una forma di pietà reciproca: Che altro ci resta da fare se non riusciamo ad essere altro?»


“Ci sono dei film gradevoli e dei film amari, dei film leggeri e dei film dolorosi. L’avventura è un film amaro, spesso doloroso. Il dolore dei sentimenti che finiscono o dei quali si intravede la fine nel momento stesso in cui nascono. Tutto questo raccontato con un linguaggio che ho cercato di mantenere spoglio di effetti. Dicono che il film sia «articolato su un ritmo disteso, in rapporti di spazio e di tempo aderenti alla realtà». Non sono parole mie. Parole per dire queste cose, ne ho pochissime a disposizione. Faccio un esempio. Tutti si chiedono vedendo il film: dov’è finita Anna? C’era una scena in sceneggiatura, poi tagliata non ricordo perché, in cui Claudia, l’amica di Anna, è con altri amici sull’isola. Stanno facendo tutte le congetture possibili sulla scomparsa della ragazza. Ma non ci sono risposte. Dopo un silenzio uno dice: «Forse è soltanto annegata». Claudia si volta di scatto: «Soltanto?». Tutti si guardano sgomenti.
Ecco, questo sgomento è la connotazione del film.”
Michelangelo Antonioni

Da Il Corriere della Sera, 31 maggio 1976
[da G.Fofi e F. Faldini, L'avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, Edizioni Feltrinelli, 1979]














Le interviste
*        Intervista di Fiorella Mancini a M. Antonioni (Venezia, 10 febbraio 2011; durata 7,40 minuti)

*        Intervista telefonica a Roberto Silvestri, critico cinematografico de Il Manifesto, per ricordare Michelangelo Antonioni (durata: 6,23')

*        La malattia dei sentimenti. Antonioni, l’uomo invisibile, di Sergio Falcone

*        Intervista a Enrica Fico Antonioni


*        intervista-video a Michelangelo Antonioni

*        Intervista di Enzo Biagi a Monica Vitti (durata: 1,24)









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